Gli iraniani di New York
L’ Associated Press ha ottenuto un documento riservato prodotto dalla sezione intelligence della polizia di New York nel 2006 che invita gli agenti a tenere sotto stretta sorveglianza le comunità sciite della città. In “US-Iran Conflict: The Threat to New York City” viene illustrato in termini di sicurezza locale ciò che è ben noto in termini di sicurezza nazionale: l’Iran costituisce la minaccia più grave agli Stati Uniti e all’occidente. Seguono direttive precise circa il ruolo del Nypd nel sorvegliare la minaccia iraniana nelle comunità americane: “Estendere e concentrare la raccolta di informazioni nelle moschee sciite” è l’indicazione fondamentale, alla quale si affianca il suggerimento di monitorare le comunità palestinesi, di appartenenza sunnita.
22 AGO 20

L’ Associated Press ha ottenuto un documento riservato prodotto dalla sezione intelligence della polizia di New York nel 2006 che invita gli agenti a tenere sotto stretta sorveglianza le comunità sciite della città. In “US-Iran Conflict: The Threat to New York City” viene illustrato in termini di sicurezza locale ciò che è ben noto in termini di sicurezza nazionale: l’Iran costituisce la minaccia più grave agli Stati Uniti e all’occidente. Seguono direttive precise circa il ruolo del Nypd nel sorvegliare la minaccia iraniana nelle comunità americane: “Estendere e concentrare la raccolta di informazioni nelle moschee sciite” è l’indicazione fondamentale, alla quale si affianca il suggerimento di monitorare le comunità palestinesi, di appartenenza sunnita. La rivelazione ha scatenato le proteste della comunità musulmana e degli attivisti per i diritti civili, sdegnati per quello che appare un ingiustificato profiling su base religiosa, pratica che il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha sempre negato di avere suggerito alle forze dell’ordine.
La questione ricalca, sullo sfondo dello scenario iraniano, la disputa sulle limitazioni della libertà per garantire la sicurezza che si sono scatenate dopo l’11 settembre 2001. Se da una parte si invoca il diritto a non finire al centro delle attenzioni della polizia soltanto in base alla propria appartenenza religiosa, dall’altra la tensione fra Stati Uniti e Iran sta raggiungendo vette insopportabili. Da mesi si parla dell’opzione dello strike sulle centrali iraniane, e ormai anche alcuni commentatori dell’establishment liberal dicono che l’ipotesi di un attacco mirato al cuore nucleare degli ayatollah non va scartata. Quando la tensione geopolitica incontra le strade di New York, la città ferita, si trasforma in una legittima preoccupazione per la sicurezza che può scandalizzare i benpensanti con gli occhi foderati di diritti e altri eterei ideali. Nella realtà, faccenda complicata e irriducibile a questioni di principio, tenere ragionevolmente d’occhio i gruppi sociali, politici e religiosi che più facilmente rischiano di radicalizzarsi e minacciare la sicurezza è compito elementare per ogni stato che aspiri a dichiararsi tale.
La questione ricalca, sullo sfondo dello scenario iraniano, la disputa sulle limitazioni della libertà per garantire la sicurezza che si sono scatenate dopo l’11 settembre 2001. Se da una parte si invoca il diritto a non finire al centro delle attenzioni della polizia soltanto in base alla propria appartenenza religiosa, dall’altra la tensione fra Stati Uniti e Iran sta raggiungendo vette insopportabili. Da mesi si parla dell’opzione dello strike sulle centrali iraniane, e ormai anche alcuni commentatori dell’establishment liberal dicono che l’ipotesi di un attacco mirato al cuore nucleare degli ayatollah non va scartata. Quando la tensione geopolitica incontra le strade di New York, la città ferita, si trasforma in una legittima preoccupazione per la sicurezza che può scandalizzare i benpensanti con gli occhi foderati di diritti e altri eterei ideali. Nella realtà, faccenda complicata e irriducibile a questioni di principio, tenere ragionevolmente d’occhio i gruppi sociali, politici e religiosi che più facilmente rischiano di radicalizzarsi e minacciare la sicurezza è compito elementare per ogni stato che aspiri a dichiararsi tale.